
Dopo l’esordio discografico con l’album “Prima che sia Mattina”, il songwriter e producer pugliese Diorama unisce le forze con LU e Yoisho, rispettivamente una giovane promessa dell’R’n’B italiano e il produttore e dj attivissimo sulla scena underground milanese.
Il brano affronta il tema dell’appartenenza sentimentale con una performance intima e vulnerabile offerta da Diorama e LU, interpreti e autori del brano.
La ricerca sonora è orientata verso un sound autentico e minimale guidato dalla chitarra acustica nella strofa e dalla cassa in quattro e bassline funky nel ritornello.
Quello che inizia come un pezzo collocabile nella wave post-trap/nuovo R&B diventa, a partire dal pre-chorus, un vero e proprio bounce groove house, linguaggio comune ad artisti contemporanei come Cosmo, ma che possiamo tracciare già nella disco degli anni ’70.
Diorama è Matteo Franco, ventiduenne originario della Puglia trapiantato a Milano. Studia il pianoforte in conservatorio, imparando la chitarra, la batteria e il basso da autodidatta.
Nel 2018 parte il progetto artistico in cui ripone il suo sogno più grande. Prima che un mezzo comunicativo, il songwriting è un mezzo per conoscere se stessi e interfacciarsi con la realtà.
Diorama è l’assenza di confini tra suoni e colori, tra musica e parole: un approccio sintetico alla musica. Diorama è abbattere le barriere tra le emozioni di chi scrive e le emozioni di chi ascolta tramite la sovrapposizione di linguaggi musicali e di timbriche differenti.
Con “Fammi Fammi” la cifra stilistica di Diorama continua ad arricchirsi di metriche che sempre di più strizzano l’occhio all’hip-hop e linee melodiche semplici e catchy.
Il singolo che precede l’album d’esordio del cantautore e produttore pugliese è un brano lineare e scorrevole, il cui inciso vive nelle nostre orecchie molto tempo dopo il primo ascolto.
L’atmosfera chill dell’arpeggio di chitarra e la delivery rilassata e intima sono un panorama sonoro nel quale ci si sente tentati di indugiare per molto più che 3 minuti e 54 secondi (ma per quello dovremo pazientare ancora per qualche settimana).
Con tono giovanile e un gergo ibrido tra lo slang milanese e l’inflessione del mezzogiorno, il cantautore tesse una trama leggera e passionale sui temi della sensualità e delle relazioni: “svegliati, ‘che soffro le ore che non ti tocco” è un inno al desiderio e alla liberalità che si erge su una strumentale sognante.
