
C’è una parola genovese che racconta perfettamente il Mediterraneo: “crêuza”. È il sentiero stretto che collega la terra al mare, il passaggio tra le case e l’orizzonte, tra la fatica quotidiana e il desiderio di partire.
Taranto, come Genova, è una città di mare e di lavoro.
Una città costruita sul vento, sul sale, sui porti e sulle mani.
Una città sospesa tra bellezza e rovina, tra partenze e ritorni, tra il peso dell’acciaio e la leggerezza dei venti di mare.
Da questa connessione ideale tra due città mediterranee nasce il nuovo racconto artistico di Stefano Palmieri, cantautore, chitarrista e art director tarantino, che continua il suo percorso di ricerca sonora e linguistica attraverso il rapporto profondo tra musica, parola, dialetto e identità territoriale.
Il 17 giugno esce la sua reinterpretazione di “Crêuza de mä”, iconico brano di Fabrizio De André, una scelta artistica che rafforza ulteriormente il legame simbolico tra Genova e Taranto: due città portuali, popolari e contraddittorie, accomunate da un Mediterraneo umano, duro e poetico.
La “crêuza” è il passaggio stretto che collega terra e mare, vita quotidiana e orizzonte aperto; Taranto è una città che vive su una striscia di terra immersa da due mari: vicoli, porti, pescatori, vento, sale.
Un Mediterraneo popolare, duro, umano, città sospesa fra mare e fatica, bellezza e rovina, partenze e ritorni.
L’uscita del brano anticipa il concerto showcase di Stefano Palmieri previsto il 18 giugno al Medimex, presso Spazioporto, in un live che metterà al centro il suo universo sonoro e narrativo.
Questo nuovo lavoro si inserisce nel percorso aperto da “Acciaio”, il suo ultimo EP in dialetto tarantino: un disco che racconta la materia, il territorio e le relazioni umane attraverso una scrittura intensa e viscerale.
“Acciaio” è il simbolo di una città forgiata tra mare, industria e contraddizioni.
È la materia che resiste e che ferisce.
Costruisce ponti e fabbriche, ma allo stesso tempo si insinua nei corpi, li corrode, li intossica.
Nel disco, la città tossica e l’amore tossico finiscono per specchiarsi, lasciando addosso cicatrici invisibili.
Attraverso il dialetto tarantino, Stefano Palmieri restituisce una voce autentica e contemporanea al territorio, trasformando la lingua popolare in materia musicale e poetica.
Il dialetto non diventa nostalgia, ma suono vivo, identità, ritmo, carne.
La reinterpretazione di “Crêuza de mä” prosegue così una ricerca coerente che attraversa tutta la sua produzione recente: una connessione continua tra il Mediterraneo, il porto, le periferie industriali, il mare e la memoria collettiva.
Dopo anni di esperienze artistiche tra musica, direzione creativa e produzione culturale indipendente, Palmieri torna alla forma canzone con un progetto raffinato e curato nei dettagli sonori ed estetici, capace di intrecciare tradizione mediterranea e sensibilità contemporanea.
Nel suo percorso convivono la formazione musicale al Saint Louis College of Music e all’Accademia Officina Pasolini, la partecipazione a festival e premi nazionali, e un costante lavoro sul territorio attraverso rassegne e progetti dedicati alla promozione della musica indipendente.
Come una crêuza mediterranea, le canzoni di Stefano Palmieri attraversano vicoli, banchine, periferie industriali e memorie familiari.
Lasciatevi incuriosire, e buon ascolto!
Registrato tra Slap Studio e Try Try Again Studio
Mix Giulano Vozella / Try Try Again Studio
Master Filippo Passamonti (@vdssrecordingstudio)
Label: Trulletto Records
Promosso da @doppioclicpromotions
Foto di Francesco Speranza (@analochico)
Hanno collaborato Molla, Sebastiano Lillo e Paolo Palmieri
