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“Suoni dal Futuro” allo ‘Spazioporto’ di TARANTO: Manuel Agnelli, la rivoluzione dei live club e una serata di pura energia musicale.

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“Spazioporto” Taranto, 10 aprile 2026 – C’è un’Italia musicale che non si arrende agli algoritmi, che rifiuta la dittatura dei numeri e che, semplicemente, ha un disperato bisogno di suonare.

È questa l’energia che si è respirata ieri sera allo Spazioporto di Taranto per la prima data di “Suoni dal futuro”, il progetto itinerante promosso da Germi (il locale milanese di Manuel Agnelli) e supportato da SIAE.

Non è stato solo un concerto, ma un vero e proprio manifesto culturale, introdotto da un intenso talk moderato da Carlo Chicco, che ha visto protagonisti lo stesso Manuel Agnelli, Giovanni Raimondo di Spazioporto e gli interventi di Michele Riondino (in video) e Pierangelo Pettenati per Slow Music.

Oltre i cliché: la visione di Manuel Agnelli

Il progetto nasce dalle ceneri fertili di Carne Fresca, un’iniziativa che ha portato alla luce “una miniera di talento da tutta Italia”. Come ha spiegato Agnelli, l’obiettivo non è il talent scouting televisivo, ma la ricostruzione di una scena:

“A me non interessa trovare l’ennesima grande stella. Mi interessa la scena, il fenomeno collettivo.

Dopo anni in cui ci è stato insegnato a pensare solo a noi stessi – fare San Siro, comprare la

Porsche, essere i più cattivi del quartiere – c’è una nuova generazione che vuole collettività, vivere

esperienze insieme.”

Agnelli ha tracciato un ritratto lucido e spietato delle pressioni subite dai giovanissimi di oggi, costretti dai social a essere “fighi, perfettini, efficienti“, spesso mascherandosi dietro filtri e autotune.

I ragazzi che salgono su questi palchi, invece, se ne fregano.

Suonano per necessità, con un’attitudine che ricorda i circuiti underground degli anni ’80.

L’obiettivo non è andare primi in classifica un mese e dallo psichiatra il mese dopo”, ha tuonato il frontman degli Afterhours, “ma fare 40 anni di percorso facendo quel c**o che si vuole“.

Un percorso supportato anche da SIAE, il cui presidente Salvatore Nastasi ha sposato la causa per promuovere autori veri, spezzando l’incantesimo malefico dei pezzi “tutti uguali” scritti sempre dalle stesse mani.

I Live Club come presidi culturali

Ma una scena non può esistere senza i luoghi fisici in cui farla vivere.

Il messaggio video di Michele Riondino ha centrato perfettamente il punto, ricordando quanto manchi oggi “quel senso di pericolo e di rischio che provavamo ogni volta che entravamo in un club per scoprire nuove band”.

Spazioporto si candida a essere proprio questo: un microfono e un impianto a disposizione dell’underground.

Un concetto ribadito con forza da Giovanni Raimondi, che ha rivendicato il ruolo dei live club: “Facciamo questo lavoro per passione, non per business.

I live club devono essere valorizzati come luoghi di cultura al pari del teatro o del cinema”.

A sigillare questo impegno, l’annuncio ufficiale di Pierangelo Pettenati che sancisce l’ingresso di Spazioporto come Presidio Slow Music nazionale, un riconoscimento per i luoghi che tutelano una musica sostenibile, lontana dallo sfruttamento puramente commerciale.

La musica al centro: The Hellcat, Mars on Suicide e Dirty Noise E poi, le parole hanno lasciato spazio ai fatti. Se la teoria di Agnelli parlava di talento, rabbia e necessità, la pratica sul palco è stata travolgente.

Ad aprire le danze ci hanno pensato i padroni di casa, The Hellcat da Massafra. Giocare in casa poteva essere un’arma a doppio taglio, ma il gruppo ha saputo trasformare l’attesa in pura adrenalina, scaldando il pubblico con un set solido e di grande impatto.

A seguire, i giovanissimi Mars on Suicide. Sono l’esatta incarnazione delle parole di Agnelli: giovanissimi, liberi dalle fisime del mercato, dotati di una maturità musicale che stride (in positivo) con la loro carta d’identità.

Hanno portato sul palco un’urgenza espressiva che non ha bisogno di filtri per colpire dritto allo stomaco.

A chiudere la line-up ci hanno pensato i Dirty Noise, portatori di una proposta musicale schietta e priva di artifici.

La band esplora orizzonti sonori trasversali in cui confluiscono pulsioni rock, melodie pop, ritmiche post-punk e suggestioni new wave.

Più che ancorarsi a etichette rigide, la loro esibizione è scaturita dall’urgenza viscerale di tradurre in musica stati d’animo e spaccati di vita, affidandosi a una spontaneità assoluta e disarmante.

Il passaparola è la vera rivoluzione

La serata si è conclusa con un appello diretto di Agnelli al pubblico di Spazioporto, numeroso e attento come non si vedeva da tempo per delle band emergenti: “Spargete la voce.

Il passaparola rimane la cosa più forte che c’è. Bypassiamo i media, le dinamiche di mercato e quello che ci vogliono imporre”.

La rivoluzione è appena iniziata. E per chi se la fosse persa, gli appuntamenti a Spazioporto continuano il 17 e il 24. Vietato mancare.


ENRICA SIBILLIO


Photoset by: Vincenzo Cuomo


Credits: Si ringrazia l’Ufficio stampa di SPAZIOPORTO per la cortese disponibilità e AFO6 per la perfetta organizzazione dell’evento.

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