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[Recensione & Interview] DAVIDE BERARDI in “Fuochi e Fate”

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RECENSIONE
Testi chiari e ben comprensibili fusi in un sound piacevole e ben equilibrato, mai eccessivo e scontato ma variegato nei generi, alternando ritmiche sudamericane, ballade accompagnate da fisarmonica, in un cantautorato fresco e piacevole.
Il significato dei testi, va assorbito riascoltando più volte i brani, seguendone attentamente il significato che nasce da una esigenza personale dell’artista più che da una necessità di arrangiamento o di composizione.

Conosciamo meglio DAVIDE e il suo ultimo lavoro.

 

Ciao e benvenuto tra le pagine di Pugliamusic.it. partirei subito con una presentazione ai nostri lettori. Come nasce e chi è DAVIDE BERARDI ?

Ciao Alessandro e ciao amici di Pugliamusic.it !!

Sono un cantautore di Crispiano (TA). Ho inziato a suonare un’estate di 15 anni fa per gioco per fare  il figo con gli amici e poi la musica ha fatto il resto. Mi ha preso sempre più e da grande passione si è trasformata in un lavoro, in una pratica quotidiana, in una cura.
Nella mia famiglia l’ho respirata sin da bambino. Sarò sempre grato ai miei fratelli che rubarono una chitarra dall’oratorio della Parrocchia per regalarmela al compleanno (anche se mi aspetta il purgatorio 🙂 e ai miei genitori che avevano sempre il giradischi acceso in casa. Julio Iglesias Roberto Carlos Squallor Led Zeppelin Queen Nomadi Celentano Morandi Dik Dik Otis Redding Bob Marley Domenico Modugno Matteo Salvatore insomma … una influenza pazzesca!

 

E’ uscito da pochissimi giorni il tuo album “Fuochi e Fate”, qual’è stato il percorso per raggiugnere questo traguardo?

Abbiamo lavorato circa due anni su questo disco, intanto un annetto io sui testi e le musiche per arrivare a delle strutture chitarra e voce solide e definite e poi per altri 6 mesi in quartetto (con Umberto Coviello Mino Indraccolo ed Antonio Vinci) per mettere su i brani per il disco che abbiamo testato in qualche live pilota.
Dopodiché abbiamo inviato tutto il lavoro ad Antonello D’Urso che ha curato gli arrangiamenti e la produzione artistica dell’intero album negli studi Eridano & Friends di Brindisi e Ex-Cantine di Imola. In modo particolare nel primo abbiamo vissuto l’incredibile esperienza di ritrovarci tutti insieme per 15 giorni a registrare un disco coadiuvati da persone speciali. Eridano & Friends è un laboratorio musicale destinato a persone diversamente abili. In quei giorni i ragazzi sono passati dall’essere utenti all’essere collaboratori sia artisticamente registrando i cori in un pezzo che logisticamente dandoci una mano nella sistemazione dello studio e la preparazione del pranzo.

 

“Cantinaria“,“Balla ancora“, “Chi si accontenta muore“ cosa troviamo nell’ultimo tuo lavoro e quanto si differenziano da “Fuochi e Fate”?

Fuochi e Fate segna personalmente una evoluzione sonora, vocale, musicale ed autorale a fronte di diverse esperienze maturate sul campo ed in studio.
Più che un disco di “passaggio” come Chi si accontenta muore lo definirei un punto più solido del mio percorso dal quale ripartire. Lavoro che a mio parere proietta il cantautorato del “cantastorie” Davide Berardi in un ambiente molto fresco ed attuale pur rimarcando nettamente le matrici popolari che percepiscono in dischi come Cantinaria.

 

Hai anche fatto del teatro in giro per il mondo. Quanta influenza troviamo da queste esperienze nel tuo modo di comporre?

Tantissima. Il teatro è quel luogo magnifico dove le cose vere che racconti sembrano surreali, e le cose surreali passano per realtà.
Un po’ quello che accade nella nostra quotidianità se ci guardiamo un attimo intorno. Ma a differenza della vita di tutti i giorni la magia del teatro sta proprio nel fatto che ciò che accade sul palco è finto ma non è mai falso. Ma almeno è dichiarato. E se il pubblico decide di stare al gioco del teatro diventa bellissimo. Arrivano i messaggi e le emozioni. E così l’arte diventa crescita, cura, divertimento, bellezza. Purtroppo nella vita di tutti i giorni la finizione e la falsità sono sempre più evidente, anche se non dichiarate. QUesto crea inganno, paura, sfiducia, rancore e crisi di identità.
Analizziamo alcuni brani del tuo album.

Povero Fesso: “fingi pure a te stesso”, a chi ti rivolgi?

A noi stessi. Quel povero fesso sono io quando mi illudo che una determinata situazione sia cosi in teoria, sulla carta (na volta) sullo schermo del pc o del cellulare, sui social e ci credo piuttosto che verificare di persona nella realtà.

Indescrivibile: “una storia d’amore…indescrivibile”: ricordi o realta?

Un omaggio ed un grazie al tempo che trasforma i sentimenti e l’idea sugli stessi. Un ricordo che ora è una realtà mutata ma giusta e positiva anche cosi cambiata.

Bruxelles: “si va insieme a lei e tu ritorni” una separazione forzata da esperienza vissuta?

Bruxelles è un pezzo strano abbastanza misterioso. Lo definirei non da primo ascolto. Almeno nel testo. Siamo su due piani. Due persone che si separano eppure … siamo nell’ Europa unita … ma lo siamo davvero ?? Lascio a voi la risposta

Mi Sento una Formica: “una formica in riva al mare, ragazzino sotto il letto, navigare senza conoscere il mare e la meta, basta avere un timone…” voglia di nuove avventure e di nuove mete da scoprire?

Più che altro voglia di superare i propri limiti e trasformarli in virtù con la forza positiva di un incontro. Che sia un nuovo amico, un nuovo lavoro o la donna della tua vita. Grinta e dolcezza.

I Piedi E Gli Occhi: ricordi d’infanzia,scarpe per viaggiare e scoprire. Viaggiando s’impara?

Assolutamente! Viaggiando si scrivono i ricordi da affidare a ieri e le storie che narrerai un domani. Ma la cosa fantastica è che cammini oggi !!
Attenzione però in questo caso il viaggio può anche non essere fisico reale, ma con la fantasia attraverso la lettura. Il protagonista della storia ha il coraggio di mettere in dubbio le parole della maestra elementare e di scoprire da grande che avrà fatto benissimo, perché così si ritrova a voler scoprire tutto da vicino nella vita. Un eroe dei giorni nostri praticamente.

Roba Da Poco: “l’accordo della vita”, quale potrebbe essere per te?

Sicuramente un accordo diminuito, che per natura non risolve, ma che ci sta bene sempre … all’inizio o alla fine di una canzone. Il sunto dell’ album Fuochi e Fate. Decidi e schierati quando senti che hai una risposta ed una strada, ma sappi anche aspettare e goderti quell’attimo di bilico quando non sai cosa fare o dire o dove andare … rischi di mettere un accordo “stonato” !!

La Cura: Cover di Battiato con un arrangiamento “samba style”. Perchè proprio questa canzone?

Per tanti anni i miei musicisti si sono presi “cura” assieme a me dei miei progetti. Ho dedicato il disco ai loro bimbi e a quelli di alcuni carissimi amici. Ai miei “nipotini”. Se a volte non è possibile condividere tutto come prima è perchè ora alcuni di loro si prendono cura di “progetti” più importanti. Io scherzando dico sempre “i dischi sono un po’ come i figli” per noi cantautori perché più o meno richiedono 7/8/9 mesi per venire alla luce. Ma se con un disco poi hai più o meno finito il lavoro di produzione con i figli dopo 9 mesi l’hai appena iniziato.
E poi perché mi sono sentito curato e coccolato dai ragazzi e dalla Cooperativa Eridano dove abbiamo prodotto il disco. In quei giorni mentre registravamo la UNIVERSAL ci accordò il permesso di poter inserire la cover. E qualche mese dopo Antonello D’Urso e Antonio Vinci hanno registrato le loro parti a 700 km di distanza. Quando l’abbiamo montata la prima volta era perfetta cosi!
Voce chitarra e rhodes. Miracoli che solo la musica sa fare.

Sudamerica: vecchi ricordi o desiderio di quei paesi?

Ricordi attualissimi visto che ci sono tornato anche quest’anno. Paesi poverissimi deturpati dalla storia ma che non perdono mai la loro dignità la loro bellezza e la loro sapienza.
Come una bellissima donna anziana segnata dal tempo di cui ti “innamori” al primo incontro. Davanti alla grazia si può solo dire grazie.

 

Quanto spazio c’è per l’improvvisazione nei tuoi brani? C’è una differenza stilistica o strumentale tra il lavoro in studio ed il Live?

Nei brani in studio le strutture solitamente sono molto definite anche per i tempi di ascolto o i canoni radiofonici. Nei live le strutture si possono tranquillamente aprire senza mai però perdere l’idea naturale del brano.

 

Credi che la tuo livello tecnico/emotivo nello scrivere i brani abbiano raggiunto un livello di propria soddisfazione o dobbiamo attendere i prossimi lavori?

Questo non lo so. Sai la mia è un’esigenza alla scrittura più che una “gara” con me stesso per migliorare o peggiorare. Dovresti sentire i lavori precedenti anche se posso tranquillamente dirti che spero di fare ancora molti dischi o comunque di scrivere canzoni perché vuol dire che sarò vivo dentro. Piuttosto si crea un legame con i pezzi specialmente se li suoni tanto, e più li suoni e più specialmente se ti riescono bene impari ad amarli e ad apprezzarli. Ovviamente è poi difficile staccarvisi per un attimo per dedicarti a quelli nuovi da fortificare. E’ stato parecchio duro questo passaggio soprattutto tra Chi si accontenta e Fuochi e Fate nonostante fosse trascorso il giusto tempo per un nuovo lavoro. Tuttavia ho sempre promesso a me stesso che smetterei di suonare cantare o scrivere semmai un giorno dovessi farlo senza quel mordente che oggi mi da la carica. Sarebbe retorico praticamente inutile. Potrei benissimo fare altro. Non credo che sia il caso però al momento (scusa l’autostima 🙂

 

Come descriveresti la tua proposta a chi ancora non ti conosce?

Intanto gli direi chi ha suonato con me questo disco. Antonello D’Urso: chitarre acustiche ed elettriche Antonio Vinci: piano tastiere e synth Umberto Coviello: batteria
Mino Indraccolo: basso elettrico Giancarlo Pagliara: fisarmonica Davide Chiarelli: percussioni Isabella Benone: violino Francesco Ferrara: sax
Con la preziosa partecipazione di:
Camillo Pace: contrabbasso Cristian Martina: batteria Alessandro Muscillo: basso elettrico Emanuele Raganato: sax tenore Vincenzo Maggiore ed i ragazzi di Eridano: cori
Bruno Galeone: organetto Massimo Donno: voce e chitarra acustica Checco Pellizzari: batteria Morris Pellizzari: chitarra elettrica Emanuele Coluccia: fiati
Poi gli farei vedere il video di Indescrivibile di Vito Marinelli realizzato da Indaco Project. Poi gli parlerei della magnifica esperienza con Eridano e di tutto il progetto.
E come colpo di grazia gli mostrerei la copertina.

Far musica è anche un sinonimo di comunicare, cosa vuoi comunicare con i tuoi brani ?

I brani nascono per se stessi, nel senso che uno non li scrive per comunicare agli altri o dare consigli e lezioni di vita secondo me. un cantautore scrive e canta le sue esperienze e le sue emozioni perché è una forma a suo modo sacra di immagazzinare la vita. Un dono un talento che ha ricevuto. Quando poi trasferisce il tutto su un piano globale e queste esperienze riescono a toccare anche gli altri che magari ci si rivedono, allora quel talento diventa un modo semplice ed efficace per mettere in giro energia buona, cose belle. Un piccolo atto di generosità che si traduce in positività.

 

Che tipo di impronta cerchi di dare ai concerti e come si differenziano questi ultimi dai dischi?

Ogni mio concerto è una festa, un incontro col pubblico. Io sono sempre disponibile a far entrare invitati alla mia festa e a metterli a loro agio.
Dai primi 2/3 pezzi si intuisce che tipo di festa sarà (anche in base al contesto) A volte anche dalla mia forma fisica o dallo stato d’animo altre volte può cambiare durante la scaletta rimanere più soft o esplodere … è una sopresa ogni volta. Sta di fatto che è sempre andata bene e non lo dico per vanità … del resto uno che va ad una festa si pone già di buon auspicio!

 

 

ALESSANDRO LONOCE

 

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