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[Intervista] SERENA DE BARI (Troppo fragile): “Con la mia musica vorrei creare emozioni, toccare la sensibilità di chi mi ascolta”

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Ciao e benvenuta tra le pagine di Pugliamusic.it. Partirei subito con una presentazione ai nostri lettori. Come nasce e chi è SERENA DE BARI?

Ho 15 anni e sono di Molfetta. Caratterialmente mi ritengo solare e simpatica.


Abbiamo letto che tramite un “talent scout” sei arrivata a farti conoscere al grande pubblico, meritando quanto raccolto sinora. Raccontaci il tuo percorso artistico.

Sono appassionata di musica sin da quando ero bambina. Ho iniziato a cantare molto presto, frequentando la parrocchia del mio paese. Ho capito subito che la mia passione per il canto stava crescendo sempre di più, fino a diventare qualcosa di incontenibile. Così, con carattere e determinazione, ho lavorato per potermi esprimere e per farmi conoscere. Ho partecipato a vari concorsi sempre ottenendo degli ottimi risultati. Proprio grazie ad uno di questi talent, a Roma, ho conosciuto il mio produttore Luca Venturi, che mi ha accompagnata in tante esperienze. Ed oggi eccomi qui.

Hai pubblicato il tuo inedito “Troppo fragile”, qual è stato il percorso per raggiungere questo traguardo e cosa racconta di personale?  

Troppo fragile è l’inizio di un grande lavoro fatto con la mia etichetta discografica “On the set”, ma come tutte le cose prima di arrivarci bisogna affrontare tanti ostacoli, per poi arrivare pronti all’esito finale. Personalmente con questa canzone vorrei comunicare l’importanza della forza interiore, della sicurezza di sé. Spesso, infatti, mostrarsi fragili ci rende vulnerabili agli occhi degli altri.

Come nasce la tua padronanza scenica e interpretativa, che riscontriamo con artiste di un certo spessore tecnico e una maturata esperienza sul campo? 

Nel tempo ho scoperto che per arrivare al pubblico bisogna raccontare le canzoni, così da suscitare un senso di tranquillità che oggi, con la frenesia delle nostre vite, è difficile trovare.

 

Come descriveresti la tua proposta musicale a chi ancora non ti conosce?

Con la mia musica vorrei creare emozioni, toccare la sensibilità di chi mi ascolta. Con parole semplici, ma di forte impatto emotivo.

 

Far musica è anche un sinonimo di comunicare, cosa vuoi comunicare con i tuoi brani composti e quelli che produrrai in futuro?

Mi piacerebbe comunicare sempre ciò che mi rappresenta, mantenere un’identità. Sia artisticamente che caratterialmente.

 

Se e a quali artiste della scena musicale italiana e non ti senti più vicina e in che modo credi che la tua musica si inserisca in quella tradizione?
Mi piacciono Noemi e Pink, ma sono praticamente cresciuta con le canzoni di Mina. Provo a trarre ispirazione dai miei miti, ma cerco sempre di essere originale ed esclusiva, sia nei testi che nell’arrangiamento.

 

Guardando la scena musicale in Italia si nota un distacco sempre maggiore tra Pop commerciale e tutto ciò che è underground. Le due strade divergono sempre di più a volte sottolineando le crude differenze. Come vedi o vivi tutto ciò?

A me piace sia il pop che l’underground perché rispecchiano realtà e suoni che, seppur divergenti, a volte si incontrano.

 

Che tipo di impronta cerchi di dare ai concerti live e come si differenziano questi ultimi dai dischi?

Nei live puoi fare di più: c’è la mimica, l’espressività, il coinvolgimento, il contesto. Puoi raggiungere le emozioni del pubblico molto più facilmente, cosa che non sempre accade durante l’ascolto del disco.

 

Un progetto a cui stai lavorando ed uno a cui vorresti presto lavorare?

Al momento sto ultimando le registrazioni del mio primo EP e sono alla ricerca di un bel brano da presentare al prossimo festival di Sanremo.

 

 

ALESSANDRO LONOCE

 

 

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