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[Intervista] LUCA LOIZZI: Un Folk’n Roll originale con influenze folk, swing e rock

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Il Cantautore che abbiamo intervistato oggi si chiama Luca Loizzi professore di lettere con all’attivo 2 album di inediti da lui prodotti insieme alla sua “Folk ‘n Roll Band” che ultimamente sta portando in giro “Canzoni quasi disperate”  distribuito dalla Marte Label. Gli abbiamo rivolto alcune domande sull’ultimo lavoro e su chi sia il Luca cantautore.

 

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Potresti descriverci sinteticamente il tuo genere musicale e dirci quanto sia influenzato dai tuoi interessi e dalle tue passioni musicali?

Noi amiamo definirlo Folk’n Roll proprio per sottolineare la commistione tra il folk, lo swing ed il rock. Le influenze sono tante perché confluiscono non solo le mie passioni “cantautorali”, ma anche quelle dei musicisti che mi accompagnano da tre anni e formano appunto la Folk ‘n Roll Band.

 

La tua originalità in cosa consiste e sino a che punto definirla tale?

Difficile dirlo. C’è oggi la pessima abitudine della critica musicale italiana a definire originale chi riprenda pedissequamente artisti degli anni settanta o degli anni ottanta o, ancora peggio, chi si fa clone di artisti americani che vanno per la maggiore. Noi ci sforziamo sempre di percorrere strade non banali e, almeno per noi, sempre diverse. Lasciamo decidere al pubblico se definirci originali o meno.

 

Parliamo del tuo lavoro “Canzoni quasi disperate” e dei brani che lo compongono. Per chi volesse ascoltarlo, cosa dovrebbe aspettarsi come genere musicale e come tematiche affrontate?

Il titolo vuol essere palesemente ironico e sottolineare che per quanto si possa essere giunti al baratro, c’è sempre quel “quasi” che fa la differenza e dà speranza. Si parla d’amore, di precarietà nella vita e nel lavoro, di filosofia e di un’Italia che non è proprio come vorremmo.

 

Far musica è anche un sinonimo di comunicazione: cosa vuoi “comunicare” con i tuoi brani?

Credo che la musica sia soprattutto “comunicazione”, una forma altra di comunicazione, forse la più forte perché coinvolge non solo la sfera razionale ma ancor di più quella emozionale. In realtà non pretendo assolutamente di farmi portavoce o interprete di qualsivoglia filosofia di vita, mi piacerebbe piuttosto suggerire che al di là degli obiettivi e delle mete che ci si possa dare, siano piuttosto i percorsi ad essere fondamentali per capirsi davvero.

 

Quanto spazio c’è per l’improvvisazione nei tuoi brani? C’è una differenza stilistica o strumentale tra il lavoro in studio ed il Live?

L’improvvisazione è tutto, nel senso che le intuizioni piovono improvvise dal cielo come piogge estive. Ed in quel caso è bene buttar via l’ombrello e farsi bagnare il più possibile, si tratti del lavoro in studio o dei live.

 

A quali artisti ti senti più vicino e in che modo credi che la tua musica si inserisca in quella tradizione?

Non saprei dirti a chi mi senta più vicino. Potrei farti i nomi dei miei artisti italiani preferiti: Ciampi, Rino Gaetano, De Gregori, De Andrè, Gaber, Tenco, Buscaglione.

 

Che peso date alle recensioni e che importanza date ai social-media?

Se posso essere sincero detesto i social network e mi dispiace vedere quanta gente perda tempo in sciocche polemiche virtuali per conquistarsi qualche “like” e sentirsi promosso a vip della giornata. Uso Facebook solo per il mio lavoro di musicista perché so quanto possa essere un ottimo strumento pubblicitario, nulla più.

Mai trovereste sulla mia pagina artista o personale, commenti e giudizi: preferisco affidarli all’incontro con le “persone reali”.

Del resto, stai parlando ad uno che non possiede quella sciocca scatola rettangolare entro cui si muovono politici balbettanti e ballerine storpie d’animo che taluni chiamano televisione!

Le recensioni, se sincere e frutto di consapevolezza e conoscenze musicali appropriate, sono sempre ben accette anche se negative.

Il problema è che oggi ci si improvvisa critici senza possedere quel background minimo necessario ed utile a distinguere l’arte dalla “melma.”

 

 

Il video del brano “Tutti quelli” è ambientato in un’aula scolastica che è poi il tuo quotidiano habitat lavorativo: è una canzone/denuncia? E in quale modo vuole rivolgersi ai giovani?

 

“Tutti Quelli” è una canzone sull’ipocrisia e sull’invidia che nostro malgrado regolano la convivenza e dettano la linea nel nostro paese. Mi piacerebbe che le nuove generazioni imparassero a diventarne immuni come dalle gravi malattie: qualcuno ci riuscirà, altri no. Ma nonostante tutto è sempre bene provarci.

 

Quanto delle problematiche che incontri e vivi quotidianamente in classe entrano poi nei testi che scrivi? Esiste un filo conduttore tra le due attività che svolgi, quella di professore e quella di cantautore?

La mia scrittura è quotidiana, anche quando non ho la penna in mano. Ogni confronto, ogni discussione, ogni analisi, ogni incontro lasciano tracce nella memoria che poi senza preavviso invadono fogli e quaderni. Lavorare in classe significa innanzitutto confrontarsi con i propri limiti e cercare di superarli per arrivare al cuore dei ragazzi e fare in modo che loro stessi si scoprano e si riconoscano attraverso una poesia, un romanzo o anche solo una frase che li lasci interdetti e apra loro orizzonti fino ad allora sconosciuti.

 

Parlaci dei tuoi compagni di Band, molte volte “ignorati” quando accompagnano un cantautore. Quanto incidono nella produzione delle musiche o dei testi dei tuoi brani?

Senza Costantino Massaro alla batteria e alle percussioni, Nik Seccia alle chitarre e Angelo Verbena al contrabbasso, non solo non ci sarebbe la Folk ‘n Roll Band che mi accompagna da ormai tre anni, ma soprattutto non avremmo prodotto un bellissimo disco come “Canzoni quasi disperate” nel quale sono confluite non solo le mie ma anche le loro esperienze musicali differenti e quindi utilissime a costruire architetture sonore sempre diverse.

 

ALESSANDRO LONOCE

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