[Report & Photo] GOOD MOANING, AINE’ E GIORGIO POI, PER SCOSSE DAL SOTTOSUOLO CHIUDONO IN BELLEZZA L’ESTATE @ “Eremo Club” Molfetta (BA) –

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“Eremo Club” Molfetta (BA), 21 settembre 2017 –  L’Eremo Club torna a farsi sentire con “Scosse dal sottosuolo Festival” promosso da T.E.S.L.A. (Tempi E Spazi Liberamente Attivi) che propone oltre all’interessante e alternativa mostra fotografica anche il penultimo live della stagione estiva molfettese. In scaletta troviamo i Good Moaning e Ainè prima dell’attesissimo arrivo del novarese esordiente nella scena indie-pop Giorgio Poi.

“I Good moaning sono spiaggia nel mese di dicembre”, così si definisce il trio alternative folk formato da Edoardo Partipilo, Lorenzo Gentile e Davide Fumai, che porta sul palco con estrema umiltà e oserei dire timidezza il loro primo EP “Hello, parasites” interamente autoprodotto. I brani si susseguono uno dopo l’altro senza troppe interruzioni, intervallando melodie e chitarre acustiche abbastanza fredde e ruvide con “caldi tappeti di psichedelia” e “liberatorie sferzate noise”. Si rivelano ricchi di potenziale, ma per molti versi ancora chiusi nel proprio guscio e alla ricerca di consensi e certezze.

Si passa dopo un rapido change strumentale ad Ainè, pseudonimo per Arnaldo Santoro, con il suo “Generation One” (Universal Music), album di debutto, variegato e interessante per la capacità di creare una sorta di viaggio tra generi diversi, legando il classico jazz di Sergio Cammariere al neo soul, R&B e hip hop. Durante la performance infatti notiamo subito come i suoi pezzi siano alcuni in scritti in italiano e altri in inglese, retaggio della sua precedente esperienza losangelina presso la Venice Voice Accademy.

Ainè, nonostante un timbro vocale abbastanza comune, dimostra di essere un musicista e cantautore talentuoso, consapevole dei propri mezzi e in grado di sfruttarli al meglio per emozionare l’ascoltatore anche attraverso quella forte energia che lo fa sembrare quasi animalesco. Si alterna tra tastiera e chitarra elettrica, seduto su uno sgabello di fronte al suo immancabile pc e si accompagna con la potenza disarmante della batteria a cura di Dario Panza, proponendo un’atmosfera elegantemente “white” ma arricchita da radici “black”, insomma un mix di suoni contemporanei e rimandi al passato.

Arriva in ultimo Giorgio Poi, uno dei cantautori indie del panorama musicale italiano che quest’anno ha riscosso più successo, con il suo disco di esordio “Fa Niente” (Bomba Dischi / Universal Music), dopo anni di esperienze internazionali con altre band che lo hanno portato a vivere tra Londra e Berlino. Sale sul palco tra gli applausi del pubblico ormai in delirio, insieme a Matteo Domenichelli al basso e di Francesco Aprili alla batteria, eseguendo tutte le sue nove canzoni rigorosamente in italiano che sembrano rimbombare di ricordi, come se l’album fosse coperto da un velo di polvere, una malinconia rassegnata. In effetti è facile leggere alla base dei testi il tipico attaccamento alla propria patria di quando si vive all’estero e si guarda l’Italia da lontano con un punto di vista nostalgico “subendo il fascino di cui la distanza la impreziosisce”: il musicista si aggrappa a oggetti e minuscoli momenti di tipica italianità come il racconto di un quadretto di vita quotidiana nei bar con in sottofondo il verso dei gabbiani in “Tubature“, o in generale quando parla del mare nei brani “Le foto non me le fai mai” e “Doppio nodo”.

Inoltre, le improvvisazioni psichedeliche e gli inserti di strumenti non convenzionali come il flauto in legno e alcune percussioni ricercate hanno reso il sound di alcuni brani ancor più affascinante e sofisticato, insieme alla sua voce particolarissima simile a quella di un cartone animato che lo contraddistingue in tutto il suo genere. Concede anche due cover di ‘Aurora‘ de I Cani e de ‘Il mare d’inverno‘ della coppia Bertè/Ruggeri grazie alle quali dimostra di saper far sue anche canzoni di altri, sempre rivelando lieve euforia e tanta professionalità. Per la prima volta suona su un palco l’ultimo singolo appena uscito “Il tuo vestito bianco” per cui dichiara essere molto emozionato e non garante di un’ottima performance a causa del poco tempo avuto a disposizione per provarlo live. Ma contro ogni sua remora, l’esperimento risulta ben riuscito e la folla dietro le transenne già ne conosce a memoria il testo.

Questo perché pur non essendo un animale da palcoscenico e un gran chiacchierone, le canzoni di Poi sono dirette, chiare, ricche di trame intime e personali che rimangono spesso in loop per periodi interi nella nostra mente. Chiude la serata con “Niente di strano, un brano che “sicuramente non avete mai ascoltato”, afferma egli stesso ironizzando e ringraziando tutti presenti per il loro calore.

VIRGINIA CAPOZZI

 

Gallery completa by © Virgina Capozzi

 

Credits: si ringrazia l’ufficio stampa del “T.ES.L.A  per la gentilissima disponibilità al servizio e la perfetta organizzazione dell’evento.