[Intervista] Giuseppe Quaranta: “Amo certe emozioni e per me è quasi impossibile trascendere da certe esperienze, da una passione o da una fine”

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Un album che porta il nome dell’artista “Giuseppe Quaranta” e che ascoltandolo dà subito l’idea di un concept su una figura femminile legata all’artista in qualche modo. Un mix di melodie che vanno da un rock melodico ad un cantautorato folk non banale, con particolare attenzione ai testi. Originale la presenza della testiera stile anni ’70 in alcuni brani; la chitarra folk in buona parte, ne fanno un album dalle melodie profonde e piacevoli all’ascolto, invogliando chi ascolta a seguirne i testi intensi e profondi.
Ciao e benvenuto tra le pagine di Pugliamusic.it. partiamo con una presentazione ai nostri lettori di chi è e come nasce (artisticamente) Giuseppe Quaranta?

Nasce con un amore smisurato nei confronti della musica sin da piccolissimo. Dai 5 anni in poi è stata per me la cosa più importante. Ho affrontato situazioni musicali molto diverse tra di loro, dal pop al jazz, dai teatri al piano bar ed ho cercato di prendere il meglio da tutte questi contesti cosi diversi tra loro.

Hai pubblicato il tuo album omonimo nel 2016, qual’è stato il percorso per raggiungere questo traguardo?

In realtà, l’idea principale era di fare un disco per sola chitarra, strumentale. Ma insieme alle prime note, ai primi accordi, sono venute fuori tante parole. Probabilmente avevo voglia di raccontare e raccontarmi. La considero una sorta di evoluzione, dopo aver suonato per anni canzoni di altri, ho sentito la necessità più che l’esigenza di scrivere di me, di cantarmi e in qualche modo di aprire qualche finestra.

Un album auto-prodotto, nel vero senso della parola. Problemi con le case discografiche o scelta personale?

Sono abbastanza solitario e da sempre indipendente. Non amavo molto l’idea di essere “gestito”, in nessun modo. Ho avuto diversi contatti, ma poi sfumati per tanti motivi, artistici e non. Io scrivo in maniera spontanea, non mi va di seguire canoni musicali (e in alcuni casi persino estetici ) per vendere qualche copia in più. Ho poi portato all’estrema conseguenza questa scelta solitaria, suonando praticamente da solo tutti gli strumenti presenti nel disco.

 

Come nascono i titoli delle tue canzoni?

Nascono per ultimi. A canzone finita, cerco di immaginare qualche parola che descriva in sintesi la canzone. Poi capita che il pubblico darà il “vero” titolo : spesso alludendo alla mia “Le regole della Felicità” , nei live mi si chiede “ La canzone della felicità” . Probabilmente è il vero messaggio percepito o forse una trasposizione quasi inconscia, un desiderio nascosto di quell’ascoltatore.

Leggendo i titoli ed ascoltando i testi, ci sembra un album centrato su una figura femminile, forse non più presente per vari motivi. Che tema affronti e quanto c’è di personale?

Le figure femminili sono molto importanti nella mia vita. Amo certe emozioni e per me è quasi impossibile trascendere da certe esperienze, da una passione o da una fine. Nelle mie canzoni c’è tanto di personale sicuramente, ma ho notato con piacere che anche nel verso più personale, in quello che sento davvero mio, c’è qualcuno che riesce a riconoscersi. Questa per me è una cosa molto bella.

 

Cara amica, mia compagna: inizio soft, crescendo “rockkeggiante”, tastiera progressive-rock anni ’70, si differenzia dal mood degli altri brani. Cosa hai voluto sperimentare in questo brano?

E’ un brano a cui tengo in maniera particolare, sia per la musica che per le parole. Scritto e registrato poche ore prima di andare in stampa, una cosa assurda. Ho voluto condensare in pochi minuti la musica che amo da sempre: certe melodie proprie della canzone d’autore italiana e il progressive rock degli anni 70, della Pfm, delle Orme.

Credi che la tuo livello tecnico ed emotivo nello scrivere i brani abbia raggiunto un livello di propria soddisfazione o dobbiamo attendere i prossimi lavori?

Io sono molto soddisfatto di questo lavoro, ma sicuramente del prossimo lo sarò ancora di più! Probabilmente però, sul piano emotivo sarà difficile rimanere su questo livello di “tensione” e di intimità. Ma chissà..

Si intuisce un “sapere” profondo di quello che canti, ovvero il significato delle parole ed il senso di quello che racconti, segno di particolare attenzione ai testi, particolarità non comune oggi tra gli emergenti che azzardano accompagnare il suono con testi, purché si adattano al sound: quanto impegno in tutto ciò, rispetto alla musica dei brani?

Amo i cantautori e alcuni poeti che sanno usare le parole. Io guardo a questi miei artisti di riferimento come fonte di ispirazione “tecnica”. Ho cercato di mettere ( e non è stato facile dato che sono stato un “musicista” per tantissimi anni ) in secondo piano la musica e gli arrangiamenti ridondanti per concentrarmi maggiormente sulle parole, per descrivere al meglio le situazioni, le emozioni, le malinconie che volevo comunicare. Per fortuna ero libero da figure e strutture che avrebbero potuto imporre la scrittura di una hit o di un brano “di quelli che funzionano in radio” e ho quindi scritto liberamente. Con la penna, non al computer.

Come descriveresti la tua proposta a chi ancora non ti conosce?

Io mi definisco un cantautore italiano, in qualche modo esistenzialista. Un etichetta magari antica, sicuramente “impegnativa”, in ogni modo per me sempre attuale.

 

Che ruolo ha la musica nella tua vita ?

Dire che è la cosa più importante è forse scontato. Ma non potrei immaginarmi senza in nessun modo. Mi accompagna da oltre trent’anni, non potrei vivere senza farla, scriverla, ascoltarla, pensarla.

 

A quali artisti del passato o attuali ti senti più vicino e in che modo credi che la tua musica si inserisca in quella tradizione?

Fra gli attuali faccio un po’ fatica a sentirmi vicino, magari un po’ a qualcosa dei Tiromancino e Riccardo Sinigallia. Del passato, figure per me fondamentali sono grandi come Franco Califano in primis, Domenico Modugno, Piero Ciampi, la scuola genovese, Ivan Graziani ed un certo periodo di Claudio Baglioni. Credo in qualche modo di inserirmi, con le dovute proporzioni (qui parliamo di capiscuola assoluti, difficilmente anche solo avvicinarsi ), in quei solchi tracciati da questi grandi musicisti e poeti, almeno per le attenzioni dedicate alle parole, alle storie.

 

Quanto è difficile essere un cantautore/musicista in Italia?

Molto, tanto. Forse troppo. Non posso fare paragoni con situazioni estere, ma qui è davvero dura. In modo particolare per chi vuole essere “libero” e per chi come me, vuole provare a fare musica fuori dai circuiti dei talent show. Ci sono i live, ma anche qui ci sono tante difficoltà, di tipo tecnico, culturale. Spesso è più facile esibirsi con una cover band che con canzoni originali. E’ un prodotto collaudato, di sicuro successo e di facile fruibilità.

 

Un progetto a cui stai lavorando? Ed uno a cui vorresti presto lavorare?

Sto pensando ad un nuovo video e contemporaneamente sto iniziando a scrivere per il prossimo album, che probabilmente avrà dei colori musicali diversi. Su quelle che saranno le parole…deciderà la penna e quello che vivrò nei prossimi mesi!

ALESSANDRO LONOCE

  Un album che porta il nome dell'artista "Giuseppe Quaranta" e che ascoltandolo dà subito l'idea di un concept su una figura femminile legata all'artista in qualche modo. Un mix di melodie che vanno da un rock melodico ad un cantautorato folk non banale, con particolare attenzione ai testi. Originale la presenza della testiera stile anni '70 in alcuni brani; la chitarra folk in buona parte, ne fanno un album dalle melodie profonde e piacevoli all'ascolto, invogliando chi ascolta a seguirne i testi intensi e profondi. Ciao e benvenuto tra le pagine di Pugliamusic.it. partiamo con una presentazione ai nostri…

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