[Intervista] Claudio Trotta ci parla di musica, fans, politica e, soprattutto, della sua battaglia contro il secondary ticketing

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Claudio Trotta ci parla di musica, fans, politica e, soprattutto, della sua battaglia contro il secondary ticketing. E se c’è qualcuno che sa cosa significa secondary ticketing è proprio Trotta, fondatore nel 1979 – e da allora deus ex machina – di Barley Arts, una delle più importanti società al mondo di organizzazione concerti e spettacoli.

 

Sul Secondary Ticketing, in Italia e altrove

Il fenomeno del secondary ticketing è un fenomeno che va avanti già da un po’ di anni, purtroppo. In generale per secondary ticketing si intende il fatto che ci sono dei portali internazionali, in alcuni casi con sedi in paradisi fiscali, in alcuni casi di proprietà della più grande multinazionale del mondo dello spettacolo Live Nation-Ticketmaster,  il cui scopo è agevolare le transazioni tra chi vuole vendere e chi vuole comprare biglietti, non solo di concerti naturalmente, ma di tutti gli spettacoli. Questi portali sono legali in quasi tutte le nazioni del mondo, Italia compresa, e ricavano una commissione sia da chi vende sia da chi acquista. Le ragioni per cui questi portali esistono sono principalmente due: da un lato l’indubbio fanatismo di alcune componenti del pubblico, che porta queste persone a comprare dei biglietti a qualsiasi prezzo pur di poter andare a vedere il loro beniamino, e dall’altro l’attitudine delle persone più ricche (c’è più gente povera al mondo, ma di gente ricca ce n’è tanta…) che fa del biglietto uno status symbol, e accede comodamente all’acquisto senza porsi problemi di prezzo, fermo restando che in alcuni casi sono fans anche loro ovviamente!

Questo fenomeno è molto molto più grave del bagarinaggio che tutti conoscevamo, ovvero, per semplificare, “quelli fuori dai concerti”, che a loro modo sono imprenditori, certamente discutibili, ma imprenditori. In questi portali di attività di impresa c’è invece ben poco e sfruttano anche il fatto che, ahimé, un po’ in tutto il mondo – basta andare su youtube per rendersene conto – ci sono persone che si autodefiniscono ticket broker, le quali hanno capito come guadagnare soldi rischiando poco e che, a mio modesto parere – e ribadisco che è solo un parere – sono finanziati dallo stesso sistema di secondary ticketing per fare incetta in rete di biglietti. Sottolineo che non circoscriverei il discorso, come purtroppo fanno in molti, a TicketOne e all’Italia: il fenomeno è internazionale, è gravissimo ed è alimentato spesso da artisti, da promoter e da multinazionali; ovviamente non sto dicendo che sono tutti coinvolti, ma molti lo sono. Peraltro il fenomeno in Italia, almeno per adesso, ha una rilevanza assolutamente minima, siamo nell’ordine del 3-4% dei biglietti venduti.

 

Sul pubblico, Bruce Springsteen e TicketOne

Il motivo per cui questo sistema oggi è maggiormente conosciuto è riconducibile, per certi versi, al pubblico di Bruce Springsteen, che se da un lato è un pubblico meraviglioso, dall’altro è anche uno dei pubblici più “faticosi”,  “tignosi” e spesso e volentieri poco lucidi tra tutti i pubblici che puoi trovare! (Lo dico consapevole di quello che sto dicendo, tanto mi conoscono… la maggior parte di   loro mi vuole bene, altri no, ma tant’è!). Il fenomeno in Italia viene addossato da molti a TicketOne, io fino a prova contrario non credo che TicketOne alimenti questo fenomeno e non credo neanche che TicketOne faccia un cattivo servizio al pubblico. Va tenuto conto del fatto che ci sono alcuni artisti, Springsteen, Vasco Rossi, Redo Hot Chili Peppers, U2… per i quali la domanda spesso e volentieri è nettamente superiore all’offerta: quando hai 100.000 persone che vogliono accedere al prato di San Siro che ne può ospitare al massimo 10.000 – come è stato per Springsteen – è evidente che 90.000 persone resteranno scontente. E’ altrettanto evidente, per lo stesso motivo, che in pochi minuti la dotazione di biglietti che c’è in rete va esaurita; va anche detto che la causa per cui c’è l’intasamento in rete è anche da imputare ai fans stessi, i quali accedono contemporaneamente con diverse sorgenti: computer, ipad, smartphone ecc.; a questo proposito ci sono dei dati che abbiamo diffuso che testimoniano come quando siamo andati in vendita con il prato del primo San Siro si sia verificato un intasamento mostruoso in internet.

 

Come fermare questo fenomeno?

Io non credo che l’opzione del biglietto nominale, da molti paventata, possa essere allo stato dell’arte un’opzione valida, per il semplice motivo che non è legale, nel senso che quello che molti dimenticano è che i biglietti nominali sono diventati obbligatori per legge per il calcio, ma non lo sono per tutte le altre discipline, ragion per cui non puoi obbligare il pubblico a una trafila di questo tipo. E anche se così fosse, personalmente credo poco che potrebbe rappresentare la soluzione al problema, come dimostrano alcuni fatti: ad esempio il tour di Adele, che è indiscutibilmente uno dei più richiesti al momento, ha utilizzato la modalità dei biglietti nominali in varie nazioni, ma ciò non ha assolutamente bloccato la vendita selvaggia nei portali di secondary ticket.

Del resto l’epoca delle file davanti ai botteghini per acquistare i biglietti è finita: ci sono le biglietterie elettroniche, l’80% delle persone il biglietto lo vuole comprare in rete.  Quando per Springsteen al Circo Massimo sono finiti i biglietti in rete Barley Arts li ha messi in vendita solo nelle biglietterie “fisiche”: le vendite si sono bloccate improvvisamente e sono riprese solo quando abbiamo ricaricato TicketOne. Ci sono anche delle cattive abitudini e delle pigrizie da parte del pubblico non indifferenti, l’unica maniera, a mio modo di vedere, per bloccare questo fenomeno è vietare per legge l’esistenza di questi portali.

Io sono andato alla Procura della Repubblica di Milano, ho parlato molto con i giudici che mi hanno dato udienza e a un certo punto ho deciso di presentare un esposto in Procura; la Guardia di Finanza ha quindi fatto delle indagini su mandato della Procura, penso le stia completando, e mi aspetto che la Procura della Repubblica di Milano prenda delle iniziative. Quello che invece penso debba fare la politica è di iniziare un percorso per una Legge in tempi rapidissimi che vieti l’esistenza di questi portali.

Sottolineo che io ho iniziato questa battaglia in totale solitudine, perché ricordo che la categoria a cui appartengo non ha aderito alla mia iniziativa, non lo hanno fatto i miei colleghi nazionali, così come  non c’è un solo artista italiano che abbia detto una parola contro questo fenomeno. E’ invece successo qualcosa all’estero, in particolare in Spagna e in Irlanda. I Mumford and Sons hanno fatto una dichiarazione pubblica fortissima contro il secondary ticketing, e molto prima Bruce aveva fatto circolare una lettera molto pesante contro Ticket Master (mi pare nel tour del 2013 negli USA); dei giudici in Belgio hanno chiuso dei portali di secondary ticketing… qualcosa insomma si sta muovendo. Se, come io credo, e ho totale fiducia nella Procura della Repubblica di Milano, succederà qualcosa di importante anche da noi, sarà più facile, penso, per la politica, in maniera trasversale, capire che questo è un problema soprattutto etico, prima che economico, detta come va detta: è una schifezza, una speculazione bella e buona e lo dico da imprenditore, che è il mio mestiere, posso farlo bene o meno bene, ma non faccio lo speculatore, non l’ho mai fatto e non inizierò a farlo adesso. Vedremo, io sono molto ottimista.

 

Il riconoscimento delle figure professionali nel mondo dei concerti e la politica

Il problema a monte è che in Italia, come in altri paesi del mondo peraltro, non esiste una legge che regolamenti tutta la filiera della musica. Walter Veltroni, quando era Vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni Culturali, aveva coniato la definizione, che ritengo adeguata, di “Musica Popolare Contemporanea”. La sua proposta di Legge sulla Musica Popolare Contemporanea è del 1996, ma non è mai arrivata alla fine del proprio iter; ci hanno poi provato due Ministri del Governo Berlusconi, una ricordo era la Carlucci, ma ugualmente non è successo niente. Devo dire meglio così, perché erano tutte leggi, compresa quella di Veltroni, abbastanza confuse, che mettevano assieme la musica riprodotta con quella dal vivo, prevedevano delle quote minime dedicate alla musica italiana nel circuito delle radio…e a proposito di ciò aggiungo che, secondo me,  il sistema radiofonico italiano è pieno di musica italiana e internazionale pessima, il problema non sono le quote, ma il fatto che il sistema radiofonico commerciale sia un sistema che rasenta l’illegalità dato che abbiamo radio che sono anche editori, manager e promoter di artisti… i diritti in questo Paese sono sospesi già da un sacco di tempo e non mi pare che con il renzismo si vada meglio che col berlusconismo, anzi…  Tornando al discorso delle varie professionalità nel mondo della musica: manca la Legge e fino a quando non ci sarà tutta una serie di figure non saranno riconosciute, se pensate che chi organizza concerti deve rispettare pezzi di leggi che riguardano i cantieri edili o pezzi di leggi che riguardano le discoteche… E’ stato però fatto un “decreto palchi” che oggettivamente ha un po’ migliorato la situazione. Però il problema rimane.

 

Ma ti piace ancora la musica?

Ma nella maniera più assoluta sì! Ho passato il week-end a fare D-Trot, che è il mio nomignolo quando seleziono musica, durante “Streeat”, questo festival di food-truck che mi sono inventato insieme a mio figlio Federico. Ho passato venerdì scorso (20 maggio) dalle 17 all’una di notte, sabato e domenica dalle 11 del mattino all’una di notte a selezionare musica lì per la gente, e sono circolate circa 50 mila persone… ho messo musica di tutti i generi, perché amo la musica di tutti i generi. Io non posso vivere senza musica e non riesco a capire chi riesce a farlo.

 

 

Realizzazione intervista audio e trascrizione: ANGELA ZOCCO

Redazione domande: ANGELA ZOCCO & MAURIZIO DONINI

L’intervista audio sarà trasmessa da http://www.radiocittafujiko.it

 

Credits: si ringrazia Claudio Trotta per la gentilissima disponibilità e tutto l’Ufficio Stampa di Barley Arts per la preziosa collaborazione.

 

 

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